La ragazza con il telefono

Roma sotto la pioggia é  sempre nel caos, ma l’altro giorno sembrava ci fosse stata una vera e propria congiura per far impazzire i romani! Lavori in corso che hanno letteralmente bloccato l’ingresso in città, superato questo primo straziante ostacolo incidente, terribile, che ha sbloccato tutto il traffico delle zona. Poco più  avanti, dulcis in fundo, sono saltati tutti i semafori, naturalmente in un incrocio cruciale dove si intersecano sei strade. Un vero sfinimeno… e ritardi per tutti!

Stanca e di corsa ho parcheggiato per fare frettolosamente un prelievo al bancomat. Certo il posto non era regolare, davanti ai cassonetti, ma non davo fastidio a nessuno e in una tale giornata era un posto d’oro.

La zona, pur essendo centrale, non è  delle più  tranquille perché  è  l’uscita del Tribunale penale di Roma, certo non l’ideale per prelevare soldi, anche perché  è  vero che i bancomat ormai sono dentro le banche, ma dietro a dei vetri per cui da fuori un malintenzionato  può  tranquillamente osservare tutto. Quindi sono scesa dalla macchina  ho tirato su il cappuccio per ripararmi dalla pioggia, chiusa la vettura,  sono andata verso la banca in “attenzione”, come si direbbe di un cane che percepisce un pericolo latente e controlla tutto.

Camminando ho visto una ragazza con il Parka, normale, ma con un qualcosa di strano. Non sai mai chi puoi incontrare e quindi l’ho tenuta d’occhio fin quando non sono entrata. Una volta dentro mi sentivo illusoriamente protetta e quindi ho eseguito la mia operazione. Prima di uscire chiaramente ho richiuso bene tutto  e messo accuratamente dentro  una busta poi riposta nella borsa e rinchiusa anche questa. Pronta e sicura di me sono uscita. Cappuccio, passo veloce e via.

La prima cosa che ho notato è  che la ragazza stava ancora lì . Gironzolava intorno alle macchine, sotto la pioggia, apparentemente senza motivazione. Istintivamente ho stretto la mano intorno alla borsa che avevo a tracolla, affrettato il passo e mi sono diretta alla macchina, superandola facendo finta di nulla, ma con grande attenzione a non averla dietro. Poi ho aperto la macchina,  e in quell’ istante mi sono sentita  chiamare:”Signora, scusi…” Ho prima richiuso  la macchina e poi mi sono voltata.

Ragazzi devo aver fatto la faccia dello stupore! La giovane ragazza mi guardava dicendo: “Questo è  suo?” In mano aveva il mio cellulare. In meno di un nano secondo ho realizzato che lo avevo messo nella tasca dello sportello uscendo brontolando per la pioggia, tutta impegnata a proteggermi dall’acqua, poi ho chiuso fortemente lo sportello e doveva essere caduto per strada. ” Sìiii!” “L’ho trovato qui per strada…” Grazie e ancora Grazie! Tu non sai, ma mi hai salvata!” Sul suo viso è  comparso un luminoso sorriso mentre mi porgeva  con gentilezza il telefono. Questa ragazza mi aveva aspettato sotto la pioggia…

Tante emozioni in poco tempo, senso di colpa per aver pensato male di questa ragazza che ora mi sembrava una santa. Gioia per non aver perso una miriade di cose, un po’ un piccolo mondo come ormai sono i nostri smartphone. Questa gratitudine che mi trabboccava dal cuore non solo per l’accaduto, ma per avermi fatto capire che dobbiamo conservare la fiducia nelle persone.

La giornata era diventata allegra e bella anche se la pioggia continuava a cadere.

 

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23 risposte a "La ragazza con il telefono"

  1. E’ brutto essere diffidenti del prossimo, ma ormai , dopo tanti episodi negativi, siamo sempre in allerta. Bisognerebbe davvero porsi nei confronti degli altri con fiducia, o almeno senza pregiudizi.
    Proprio l’altro giorno ne discutevo con un caro amico,diventato nonno da un anno,mentre passeggiava in un parco con la nipotina.
    Lo conoscoi bene ed è veramente una persona affettuosa che ama molto i bambini, ebbene mi raccontava di essere , a volte imbarazzato quando avrebbe voglia di ” strappazzare di coccole” la nipotina, in pubblico, per non essere frainteso.
    Siamo davvero messi male.
    Un caro saluto

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  2. Penso sia normale, purtroppo, esser diffidenti.
    Le notizie allarmanti ed i fatti di violenza, istintivamente, ci portano ad essere all’erta.
    Io, per natura, cerco di non lasciarmi “ contagiare “, ma capita che il pensiero razionale, abbia la megli9 su quello istintivo.
    Un abbraccio, cara Giò❤️

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  3. Il grosso problema è che ci siamo imbottiti con tutte le notizie negative che sentiamo,senza pensare che la stragrande maggioranza delle persone sono altruiste…come d’altronde faremmo noi in simili circostanze,mi capita tante volte di farlo anche io.
    Abbiamo solo bisogno di dirlo più spesso.
    Grazie di averlo detto Giovanna.

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  4. Quello che ci salva dal “tedium vitae” è proprio l’imponderabile. Quel sorriso che ti fa un bimbo quando lo incroci in braccio alla mamma dove si agitava e urlava solo un attimo prima. L’abbraccio di un gruppo di donne iraniane a Isfaan che ti invitano a prendere il te’ con loro e riuscite a capirvi anche se loro parlano solo pharsi e io mi arrangio con un po’ di tedesco e calabroitalino. La bellezza della vita è la possibilità di riuscire a sorprenderti. Baciotti e a presto

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      1. E sai anche trasmetterle molto bene, le tue emozioni: questo è uno dei tanti motivi per cui sei circondata da tanto affetto, e i molti commenti arrivati prima del mio lo testimoniano in pieno. Grazie a te per la risposta! 🙂

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