VACANZE


Quest’anno vado al mare.

Bisogno di aria, sole, luce e…acqua.
Quando sono in spiaggia, rilassata e rigenerata chiaramente non scrivo, ma in genere spesso disegno o appunto le mie emozioni. Sono bozze e appunti che poi al rientro mi occorrono per farmi risentire le sensazioni provate.

Quando ad esempio l’acqua del mare è calma, piatta e splendidamente trasparente facendoci vedere il fondo. O quando si increspa alla prima brezza. Quando sembra arrabbiata e butta con fragore e forza i cavalloni sulla inerme spiaggia. Rientrando poi, facendo correre i piccoli granelli di sabbia e fagocitandone qualcuno. Se guardi attentamente sembra una vera e propria battaglia. Alcuni faticosamente e gioiosi riescono a risalire, ma subito arriva un’altra onda e si ripete la piccola battaglia in un continuum che sembra eludere il tempo.
Il caldo del sole sulla pelle la mattina presto che assomiglia a una tenera carezza. E poi come non incantarsi davanti al tramonto sul mare. In qualsiasi parte del mondo siete, se siete al mare non perdetevi mai l”alba e il tramonto. Momenti magici, trascendentali. Lasciatevi andare e perdetevi nei colori del cielo e nei riflessi dell”acqua, verrete trasportati. La vostra mente viaggerà e si disperderà nell’aere.
Gioia per il cuore.
Buone vacanze a tutti e mi raccomando venite a visitarmi anche in questo periodo.
🙋‍♀️

CI RISIAMO Andando in città, giorno feriale settimana gialla.

Photo by Nikita Belokhonov on Pexels.com

E così eccomi di nuovo in fila per entrare in città. Siamo tutti contenti, o perlomeno è quello che penso, perché convinti di aver riacquistato un po’ di libertà. In realtà ho scoperto presto che semplicemente stavamo rientrando nel tram/tram quotidiano e nel caos di una metropoli che sembra sempre essere in corsa.

Incomincio a essere agitata, senza motivo. Certo sono in fila, ma la fila scorre e non sono in ritardo, ormai come tutti ho imparato a calcolare i tempi. È pur vero che vivendo e lavorando a Roma, non puoi mai sapere. La tua strada abitudinaria all’improvviso può cambiare senso di scorrimento oppure può essere chiusa per lavori. Se poi malauguratamente c’è stato un incidente…allora addio ai tempi previsti. Mi sono resa realmente conto di questo a Milano quando per prendere un appuntamento dissi “ci vediamo alle 16, 16/30″. Il collega da Buon milanese mi rispose ” alle 16? O alle 16/30?”. Per lui mezzora di differenza voleva dire la possibilità di un altro appuntamento! Per noi romani invece tenerci un mezz’ora di lasco è normale, ci permette di non fare delle pessime figure!
Mi sono detta “smettila di essere cretina. Cosa c’è che non và? Cosa c’è che ti agita? Quale ombra dentro di te si sta agitando cercando l’uscita?” Ma più pensavo, più non trovavo nulla, nulla di reale o di concreto. Forse è questo senso di incertezza che tutti stiamo vivendo in questo periodo particolarmente difficile …forse.

Ho trascorso la giornata portando a termine le cose che dovevo fare, certo fra le mille difficoltà  di una città ridotta allo stremo. Caos ovunque perché  in questa situazione di degrado generale ognuno si sente in diritto di fare tutto quello che gli passa per la testa infischiandosene  letteralmente degli altri. Il signore che ha una fretta insaziabile e si attacca al clacson solo perché  più  avanti qualcuno cerca di parcheggiare, la moto che crede sia giusto fare lo slalom fra i veicoli ignorando del tutto il divieto di superare a destra. Ora si sono aggiunti i ciclisti che poiché non inquinano si sentono superiori e poi i monopattinI… Il pedone che in quanto tale si sente invulnerabile e attraversa senza guardare, scrivendo sul suo smart, parlando al telefono o correndo perché  il semaforo ormai è  rosso. Poi c’è quello che non ci pensa proprio e semplicemente scende dal marciapiede e attraversa. Il furgone posteggiato all’angolo che occlude completamente la vista per cui devi superare l’incocrio un po’ come la roulette russa, o la va o la spacca. E poi ragazzi,  inizia lo strazio del parcheggio…giri e giri controllando anche i passanti per vedere se per caso hanno delle chiavi in mano e se sì  inizi a seguirli come un segugio. “Scusi per caso va via?” “No, sono appena arrivato!” “Grrr😡 e lo strozzeresti solo perché  lui ha trovato posto e te ancora no. Ma di questo vi ho già parlato.

ALLORA ho fatto una piccola riflessione: quelle rarissime volte che in questo periodo di isolamento sono potuta andare Roma, anche se NON PER motivi piacevoli, perlopiù per visite mediche 😷, ho in realtà goduto di una città a dimensione umana. Problemi di parcheggio sempre! Ma ragazzi, si potevano vedere le case, i monumenti, i parchi, poca gente in giro e soprattutto pochissime macchine in movimento !👏 Un aspetto piacevole del COVID19 che non avevo considerato. A volte basta accontentarsi delle piccole cose che scopri la gioia e serenità che ti possono dare.

sulla strada del ritorno ero di nuovo serena e tranquilla, soddisfatta e veramente  contentA. 💕

Ciao. Buon tutto 😉 🙋‍♀️

Sensazioni

Oggi, giorno di Pasqua, mi sono preparata per ricevere la benedizione Urbi et Orbi del Papa. Al momento giusto ho inclinato la testa e chiuso gli occhi per rispetto e perché realmente mi sentivo di farlo.

Con le palpebre chiuse ho avvertito e poi “visto” una sagoma dietro di me. Nel primo istante ho pensato a mio marito, ma lui era al piano di sotto. Questa era una sagoma nera alle mie spalle, la percepivo bene, solida, non un ombra, molto più grande di me che mi sovrastava. Per alcuni secondi ho avuto timore, era nera ed enorme. Sono stata presa da un leggero tremore. Era il male, perché? No, non era possibile, stavo ricevendo la benedizione! Allora cosa e chi era, stava ancora lì. Poi forse ho capito. Il mio angelo custode che mi proteggeva con le sue enormi spalle e mi accompagnava in un momento importante.

Non so voi, ma ho sempre immaginato il mio angelo luminescente e con delle grandi ali, invece probabilmente è semplicemente come un grandissimo uomo nero, forse le ali ce le ha, ma le spiega solo quando servono.

Non so, non posso dire altro, ma questo è quello che ho percepito e queste sono state le mie emozioni. Rifletteteci un po’ e decidete voi.

Sono serena, contenta di quanto ho vissuto e anche se fosse solo nella mia mente, mi ha confortata e piena di gioia! 💞 🙋‍♀️

ancora auguri a tutti

Spazio tempo

Tempo cosa sei? Così volubile…

Guardando fuori dalla finestra mi sono sorpresa a pensare che in fondo la mia vita, fino a oggi, è stata un soffio. Un soffio sì, ne sono certa è volata. E tutte le cose che ho fatto, le cose vissute dove le ho messe? Però mi ricordo bene che quando ero bambina il tempo non passava mai, era lentissimo, la campanella della ricreazione non arrivava mai, per non parlare di quella della fine della lezione, specie se c’era la paura di essere interrogata! Arrivata a casa affamata correvo a mangiare e se non era pronto, quei minuti di attesa erano interminabili.

Durante l’adolescenza il desiderio di diventare grande, di crescere in fretta faceva si che le giornate erano lunghe, lunghissime. Poi da finalmente grande fai, costruisci e inizi a correre sempre di più. Il tempo sembra non bastarti. Poi, senza che tu te ne accorga, diventa veloce, sempre più veloce. I giorni passano e ti pare quasi di inseguirlo. Passano gli anni e ti chiedi, ma come di già. Non può essere passato tanto TEMPO.

È adesso tempo sei sospeso. Come se fossi dentro una bolla di sapone, una bolla che si alza un po’ e da cui posso vedere tutto che scorre sotto di me. Osservo come se non facessi parte della vita che continua con la sua propria quotidianità. Le cosiddetta “realtà ” e’ lì, la guardo ma mi sembra estranea, sono prigioniera in questa soffice bolla che resta ferma mentre i giorni passano. Lunedì, martedì, nomi, sono solo nomi vuoti.

Dove sei andato tempo?

Quando meno te lo aspetti!

Vagare in giro senza meta, camminando così con questo cielo plumbeo che, in qualche modo sconosciuto, mi pesa sull’anima. Cosa sto facendo? Che succede?

È come se avessi perso le redini della mia vita, mi sfugge scivolando fra le dita come la sabbia di una clessidra. I giorni si susseguono in un tempo lento, dilatato, silentemente, quasi fossero estranei ed io li potessi osservare distaccata, senza coinvolgimento, senza una consapevolezza di me. Mi perdo in una nebbia fatta di pensieri, ricordi,fantasie e poi? Non lo so.

Sembra che tutte le cose che faccio non abbiano più senso eppure continuo, giorno dopo giorno, a camminare, a fare, a parlare, ma perché? È un effetto del difficile momento che stiamo attraversando? Come direbbero i più giovani “ci sta”, in fondo siamo animali sociali e abbiamo bisogno di rapporti interpersonali. Non solo per le più svariate vie di comunicazione, ma anche semplicemente per poterci guardare negli occhi.

Sì, ma avverto, sento in modo sottile che è qualcosa altro. La mia gioia si affievolisce, rido lo stesso, ma il riso non mi riempe. Amo, ma non mi basta. Aiuto e sento che è vuoto. Continuo lo stesso, passo dopo passo, come dovere. Ma cosa devo e a chi? Ho perso il mio cammino e sono su un sentiero sconosciuto, estraneo. Non ho meta, non ho significato.

Vorrei…Vorrei svuotare la mente. Allora mi siedo in giardino, sul prato con le gambe incrociate e immobile. Incomincia a piovere, un pioggia sottile e leggera. Prima sui capelli poi sulla pelle del viso. Piccole gocce d’acqua che scivolano via. Mi concentro su di loro, le sento scendere, quasi rincorrersi sul mio corpo. Poco a poco i miei pensieri scivolano via con le gocce. Resto immobile, in ascolto. Di cosa?Gli uccelli, grandi o piccoli, non volano sotto la pioggia, rimangono al riparo nei nidi o rifugi. Ma ascolto, il flebile rumore delle gocce che toccano terra, il rumore delle foglie mosse dal vento che si è alzato, non so, ma all’improvviso è come se entrassi nel tempo. Mi perdo in una inaspettata e profonda armonia.

PS

Se lo desiderate e volete concedermi un po’ di fiducia, provate anche voi. Sedetevi comodamente su un prato, possibilmente ascoltando questo brano: https://www.youtube.com/watch?v=QO9VYfDrcqM ( Chopin, Berceuse, suonata da Michelangeli). Rilassatevi e seguendo le note che volano nell’aria, incominciate a seguire le piccole gocce di pioggia che scivolano sulla vostra pelle. Lasciatevi andare, corrono, si fermano, riprendono e… poi fatemi sapere come vi sentite❣🌾

Grazie Signore

Grazie  Signore di averci donato la  capacità di far vibrare la nostra anima 
 e il nostro  cuore con la musica, la poesia, l'arte. L'emozione  di poter 
raggiungere altezze irraggiungibili.
Grazie di averci donato la capacità di volare
 per poterci sentire liberi come gli uccelli.
Grazie di averci donato l'ebbrezza della velocità 
che ci inebria di gioia.
Grazie di averci donato la  sensibilità di ascoltare sulla pelle del viso il vento
 e sentire dentro le parole lontane che ci porta.
Grazie della capacità  di commuoverci per un abbraccio,  di soffrire per un 
dolore  e di saper condividere tutto questo con fratelli lontani che non 
conosciamo, ma che fanno parte di noi.
Grazie per averci donato l'accettazione, così difficile da raggiungere,
 ma che dona una pace profonda.
È la gioia! Ciò che illumina tutto.
Ancora grazie per tutte le meraviglie del mondo che suscitano in noi stupore, 
meraviglia e candore facendoci tornare bambini.
Grazie dei sentimenti e scusaci se ancora non abbiamo imparato a gestirli.
Ricolma di gratitudine, auguro a tutti
 Buon Anno.

Come zattera in balia della tempesta

In questo periodo di pandemia, si percepisce qualcosa di

ovattato, come una sorta di sottile, ma profondo mormorio. È qualcosa che gira e respira nell’aria e che pesa sul nostro animo. Come un soffice cappotto ci avvolge e soffoca con leggerezza i nostri pensieri. La fantasia non può più volare in alto, la nostra mente non pratica più quei voli pindarici che ci portano da un pensiero ad un altro spesso così lontani fra loro. Tutto rallenta, riscopriamo però lo scorrere del tempo, facciamo attenzione alle giornate, ci accorgiamo di piccole cose sempre ignorate, affiorano ricordi persi nel mare dell’oblio. Sentiamo in modo più forte i nostri legami affettivi e quando l’animo si rivolge alle persone amate sentiamo il nostro cuore che si apre. Forse cade quella stupida e tenace maschera che portiamo. Quella maschera che alla fine tanto ci pesa e che molte volte è portatrice d’incomprensione, dolore e sofferenza. Forse questa pandemia potrà seminare anche qualcosa di buono. Lo spero tanto e lo auguro a tutta l’umanità.

PIXEL

Caro Pixel,

Oggi mi hai dato un gran dolore andantone. Un dolore che so rimarrà ancora per un po’  di tempo sostituito poi da una nostalgia dolce e un po’  struggente.

Ma devo ringraziarti perché  in cambio mi hai donato quindici anni di gioia, amore, arrabbiature, risate e anche preoccupazioni. Sei sempre stato testardo, furbo, tenace, forte e resistente, soprannominato ‘indistruttibile ‘. Super indipendente, ma anche dolcissimo, affettuoso, quasi sempre obbediente, divertente  e molto, molto goloso.

La tua massima gioia era venire con me in macchina e andare a Roma. Ti sporgevi tutto dal finestrino attentissimo ad individuare un altro cane, allora abbaiavi, rugavi, facevi il diavolo a quattro sicuro che intanto non ti sarebbe successo nulla.  Ti ricordi quando molto giovane, direi un cucciolone, tutto contento stavi fuori dal finestrino con gli occhi chiusi dal vento attento a sentire tutti gli odori che arrivavano dalla campagna e…hai preso il ramo di un albero sul muso. Sono scoppiata a ridere mentre mi guardavi con un’aria perplessa non avendo assolutamente  capito cosa era successo. Poi tornati a casa abbaiavi perché  pretendevi un premio per avermi fatto compagnia!

E quella volta che per recuperarti mi sono fratturata una costola?! Curioso e intraprendente, sempre alla ricerca di nuove strade per poter andare in giro, ti sei incastrato fra la nostra rete di confine e il traliccio dei vicini in uno spazio così  stretto e piccolo che non potevi più  muoverti. Alla fine ti sei arreso e hai incominciato a lamentarti sommessamente, non era nel tuo carattere urlare per chiedere aiuto. Per fortuna ti ho sentito, ma potevo prenderti solo dall’alto, così,  presa la scala mi sono chinata e allungata il più  possibile per raggiungerti appoggiandomi  al traliccio, ti ho preso e come ho incominciato a tirarti su, visto che non sei mai stato un peso piuma, ho sentito il caratteristico rumore di una frattura e un dolore lancinante, ma non ho mollato la presa e ti ho portato fuori di li’. In compenso mi hai lavato  il viso con le tue leccate di gratitudine. 

Essendo cresciuto con un Dog de Bordeaux, sei sempre stato convinto di essere grande e fortissimo (anche se ti giravi sempre per essere sicuro che arrivassero i rinforzi) e, l’ho sempre pensato, credevi di essere biondo!

La leggenda familiare vuole che in una delle tue scappatelle tu sia riuscito a farti una Dalmata. Nessuno, per fortuna, lo hai mai confermato, ma fatto sta che a un certo punto, con un piccolo gruppo di cani randagi, ne girava uno per il Colle  identico a te. La tua fotocopia, con l’unica differenza della coda lunga. Poiché questo faceva danni ai vicini che non credevano che fosse un altro cane sono stata costretta a metterti il collare. Ne eri così  fiero. Fino a quel giorno lo aveva solo il Dog!

E che dire quando, ormai avanti negli anni, ti sei inventato il bidet per cani! Con la pioggia si formavano piccole pozzanghere d’acqua, te avevi imparato a sedertici dentro e avanzare rimanendo seduto. Non ho avuto mai la fortuna di riprenderti mentre lo facevi, perché  se no saresti diventato una celebrità su You Tube!

Quante volte mi hai consolata se ero amareggiata facendomi ridere e se ero proprio triste ti sdraiavi vicino a me, con il muso giù, aspettando che canbiassi umore.

Grazie, sei stato un piccolo, importante compagno di viaggio.

Ciao.

 

20180510_164006

 

Non è solo questione di dimensioni

“È questo il famoso giardino di Bengodi dove si trova di tutto?”

“Sì, vedrai che meraviglia!”

“Ma siete certi che non è pericoloso? Sapete che io di queste cose di cui si parla  tanto non mi fido mai. Ricordatevi che noi siamo scricchioli!”

“Sei il solito pauroso, il fatto di essere così  piccoli lo sai che può essere un vantaggio. Se te fai come ci hanno insegnato gli anziani e ci disperdiamo in caso di pericolo diventa difficile vederci, certo almeno che non arrivi un falco, ma in genere per lui siamo troppo piccoli! La padrona figurati che durante l’inverno butta fuori per noi le molliche di pane o dei semi.”

“È sì, così arrivano le cincie che poi che avranno di allegro proprio non so, sono sempre in mezzo lutto.”

“Sei nato brontolone e così rimarrai. Guarda che splendore l’aiuolina intorno a quell’albero con tutta quella tenera e fresca erbetta verde, sembra fatta su misura per noi.”

“Non è erba quella, non mi ricordo  il nome, ma sono piccole piantine  piene d’acqua. 

Scappa, scappa!!! Oh Dio che paura! Chi è quell’enorme diavolo nero?!”

“Cretino! Mi hai fatto scappare in fretta e furia proprio mentre mi stavo gustando un squisitissimo seme! Quello è  il cane del giardino, anzi il guardiano, ce ne é anche un altro, ma è  più  piccolo e più  calmo. Si diverte a cacciare tutto quello che si muove, ma non può  prenderci, non sa` volare! Abbaia soltanto.”

“Sarà , ma io me la sono fatta sotto!”

“Volando? Che schifo! Ti ho detto di stare tranquillo. Dai torniamo giù che ci aspetta il paradiso.”

“Mah”

“Guarda un intero prato di Occhi della Madonna, lo sai che sotto ci sono i nostri insetti preferiti!”

“Sì , ma quelli per il fatto che sono azzurri e si sentono belli non fanno altro che chiacchierare e spettegolare facendomi la testa come un pallone!”

“Se hai ricominciato a lamentarti e a brontolare vuol dire che ti è passato lo spavento.”

“Uffa, stanno arrivando i tordi.”

“Che ti importa, loro vanno alla frutta”

“Ma a te va sempre tutto bene?!”

“Sai, credo che dipende da come uno prende la vita, puoi sorriderle e abbracciarla o puoi opporti a lei strenuamente.

Buon appetito!” 

Sig 🤔 Sono sta presa di nuovo dal mio antropoformismo! 😉

Una buona notizia: anche se la primavera non sembra arrivata, la rondine in avanscoperta  è  arrivata! Porterà  il sole.

 

La ragazza con il telefono

Roma sotto la pioggia é  sempre nel caos, ma l’altro giorno sembrava ci fosse stata una vera e propria congiura per far impazzire i romani! Lavori in corso che hanno letteralmente bloccato l’ingresso in città, superato questo primo straziante ostacolo incidente, terribile, che ha sbloccato tutto il traffico delle zona. Poco più  avanti, dulcis in fundo, sono saltati tutti i semafori, naturalmente in un incrocio cruciale dove si intersecano sei strade. Un vero sfinimeno… e ritardi per tutti!

Stanca e di corsa ho parcheggiato per fare frettolosamente un prelievo al bancomat. Certo il posto non era regolare, davanti ai cassonetti, ma non davo fastidio a nessuno e in una tale giornata era un posto d’oro.

La zona, pur essendo centrale, non è  delle più  tranquille perché  è  l’uscita del Tribunale penale di Roma, certo non l’ideale per prelevare soldi, anche perché  è  vero che i bancomat ormai sono dentro le banche, ma dietro a dei vetri per cui da fuori un malintenzionato  può  tranquillamente osservare tutto. Quindi sono scesa dalla macchina  ho tirato su il cappuccio per ripararmi dalla pioggia, chiusa la vettura,  sono andata verso la banca in “attenzione”, come si direbbe di un cane che percepisce un pericolo latente e controlla tutto.

Camminando ho visto una ragazza con il Parka, normale, ma con un qualcosa di strano. Non sai mai chi puoi incontrare e quindi l’ho tenuta d’occhio fin quando non sono entrata. Una volta dentro mi sentivo illusoriamente protetta e quindi ho eseguito la mia operazione. Prima di uscire chiaramente ho richiuso bene tutto  e messo accuratamente dentro  una busta poi riposta nella borsa e rinchiusa anche questa. Pronta e sicura di me sono uscita. Cappuccio, passo veloce e via.

La prima cosa che ho notato è  che la ragazza stava ancora lì . Gironzolava intorno alle macchine, sotto la pioggia, apparentemente senza motivazione. Istintivamente ho stretto la mano intorno alla borsa che avevo a tracolla, affrettato il passo e mi sono diretta alla macchina, superandola facendo finta di nulla, ma con grande attenzione a non averla dietro. Poi ho aperto la macchina,  e in quell’ istante mi sono sentita  chiamare:”Signora, scusi…” Ho prima richiuso  la macchina e poi mi sono voltata.

Ragazzi devo aver fatto la faccia dello stupore! La giovane ragazza mi guardava dicendo: “Questo è  suo?” In mano aveva il mio cellulare. In meno di un nano secondo ho realizzato che lo avevo messo nella tasca dello sportello uscendo brontolando per la pioggia, tutta impegnata a proteggermi dall’acqua, poi ho chiuso fortemente lo sportello e doveva essere caduto per strada. ” Sìiii!” “L’ho trovato qui per strada…” Grazie e ancora Grazie! Tu non sai, ma mi hai salvata!” Sul suo viso è  comparso un luminoso sorriso mentre mi porgeva  con gentilezza il telefono. Questa ragazza mi aveva aspettato sotto la pioggia…

Tante emozioni in poco tempo, senso di colpa per aver pensato male di questa ragazza che ora mi sembrava una santa. Gioia per non aver perso una miriade di cose, un po’ un piccolo mondo come ormai sono i nostri smartphone. Questa gratitudine che mi trabboccava dal cuore non solo per l’accaduto, ma per avermi fatto capire che dobbiamo conservare la fiducia nelle persone.

La giornata era diventata allegra e bella anche se la pioggia continuava a cadere.