Quando meno te lo aspetti!

Vagare in giro senza meta, camminando così con questo cielo plumbeo che, in qualche modo sconosciuto, mi pesa sull’anima. Cosa sto facendo? Che succede?

È come se avessi perso le redini della mia vita, mi sfugge scivolando fra le dita come la sabbia di una clessidra. I giorni si susseguono in un tempo lento, dilatato, silentemente, quasi fossero estranei ed io li potessi osservare distaccata, senza coinvolgimento, senza una consapevolezza di me. Mi perdo in una nebbia fatta di pensieri, ricordi,fantasie e poi? Non lo so.

Sembra che tutte le cose che faccio non abbiano più senso eppure continuo, giorno dopo giorno, a camminare, a fare, a parlare, ma perché? È un effetto del difficile momento che stiamo attraversando? Come direbbero i più giovani “ci sta”, in fondo siamo animali sociali e abbiamo bisogno di rapporti interpersonali. Non solo per le più svariate vie di comunicazione, ma anche semplicemente per poterci guardare negli occhi.

Sì, ma avverto, sento in modo sottile che è qualcosa altro. La mia gioia si affievolisce, rido lo stesso, ma il riso non mi riempe. Amo, ma non mi basta. Aiuto e sento che è vuoto. Continuo lo stesso, passo dopo passo, come dovere. Ma cosa devo e a chi? Ho perso il mio cammino e sono su un sentiero sconosciuto, estraneo. Non ho meta, non ho significato.

Vorrei…Vorrei svuotare la mente. Allora mi siedo in giardino, sul prato con le gambe incrociate e immobile. Incomincia a piovere, un pioggia sottile e leggera. Prima sui capelli poi sulla pelle del viso. Piccole gocce d’acqua che scivolano via. Mi concentro su di loro, le sento scendere, quasi rincorrersi sul mio corpo. Poco a poco i miei pensieri scivolano via con le gocce. Resto immobile, in ascolto. Di cosa?Gli uccelli, grandi o piccoli, non volano sotto la pioggia, rimangono al riparo nei nidi o rifugi. Ma ascolto, il flebile rumore delle gocce che toccano terra, il rumore delle foglie mosse dal vento che si è alzato, non so, ma all’improvviso è come se entrassi nel tempo. Mi perdo in una inaspettata e profonda armonia.

Cari nonni di tutto il mondo

 

In questo recente e difficile passato abbiamo parlato, discusso, pensato ai grandi problemi che l’umanità sta attraversando, Covid in testa, guerra, fame, depressione, crisi, morti. Ma si è parlato così poco dei nonni, degli anziani sì, ma i nonni?

Queste figure che nei tempi passati, in tutte le culture, venivano rispettati se non venerati perché scrigno ricolmo di saggezza, esperienza e tradizioni da poter tramandare ai nipoti. Ora molti di loro sono stati privati della gioia di poter vedere i propri nipoti, triste, ma diciamoci la verità nella nostra società è veramente così? Da quello che osservo e sentito i nonni vengono usati come supporto per famiglie, bene fin quando però non si passa il limite e vengono molto più semplicemente sfruttati. Quando vanno avanti negli anni e non sono più “idonei” diventano un peso. Si lasciano soli o affidati a badanti “assolutamente di fiducia!” Estraniandoli dalla vita familiare. Altre volte messi nei centri, istituti, pensioni, chiamateli come volete, sono posti a loro estranei senza i ricordi, senza il calore della quotidianità a cui erano abituati da sempre. Si sentono smarriti, spesso si adeguano e sembra che si divertano persino, in realtà portano un grande vuoto dentro. È sì, come vecchi stracci sporchi vengono buttati.

Stupidi che siamo! Capiamo che stiamo buttando via un tesoro, un tesoro così ricco di affetto, sapienza, ricordi di come eravamo, di insegnamenti per figli e nipoti. Un tesoro immenso einesauribile. Eppure nessuno li vuole. Ho il lavoro, tanti impegni, i ragazzi ormai sono grandi non hanno tempo, hanno la loro vita. O poi, per giustificare il tutto, ogni tanto andiamo a trovarli, magari con dei piccoli regali, così ci sentiamo a posto senza capire cosa stiamo perdendo.

Grazie Signore

Grazie  Signore di averci donato la  capacità di far vibrare la nostra anima 
 e il nostro  cuore con la musica, la poesia, l'arte. L'emozione  di poter 
raggiungere altezze irraggiungibili.
Grazie di averci donato la capacità di volare
 per poterci sentire liberi come gli uccelli.
Grazie di averci donato l'ebbrezza della velocità 
che ci inebria di gioia.
Grazie di averci donato la  sensibilità di ascoltare sulla pelle del viso il vento
 e sentire dentro le parole lontane che ci porta.
Grazie della capacità  di commuoverci per un abbraccio,  di soffrire per un 
dolore  e di saper condividere tutto questo con fratelli lontani che non 
conosciamo, ma che fanno parte di noi.
Grazie per averci donato l'accettazione, così difficile da raggiungere,
 ma che dona una pace profonda.
È la gioia! Ciò che illumina tutto.
Ancora grazie per tutte le meraviglie del mondo che suscitano in noi stupore, 
meraviglia e candore facendoci tornare bambini.
Grazie dei sentimenti e scusaci se ancora non abbiamo imparato a gestirli.
Ricolma di gratitudine, auguro a tutti
 Buon Anno.

Come zattera in balia della tempesta

In questo periodo di pandemia, si percepisce qualcosa di

ovattato, come una sorta di sottile, ma profondo mormorio. È qualcosa che gira e respira nell’aria e che pesa sul nostro animo. Come un soffice cappotto ci avvolge e soffoca con leggerezza i nostri pensieri. La fantasia non può più volare in alto, la nostra mente non pratica più quei voli pindarici che ci portano da un pensiero ad un altro spesso così lontani fra loro. Tutto rallenta, riscopriamo però lo scorrere del tempo, facciamo attenzione alle giornate, ci accorgiamo di piccole cose sempre ignorate, affiorano ricordi persi nel mare dell’oblio. Sentiamo in modo più forte i nostri legami affettivi e quando l’animo si rivolge alle persone amate sentiamo il nostro cuore che si apre. Forse cade quella stupida e tenace maschera che portiamo. Quella maschera che alla fine tanto ci pesa e che molte volte è portatrice d’incomprensione, dolore e sofferenza. Forse questa pandemia potrà seminare anche qualcosa di buono. Lo spero tanto e lo auguro a tutta l’umanità.

Christmas is coming

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Non so se avete visto l’ultima pubblicità della Wind e di Fiorello che dice che oggi la gente a Natale vuole solo i regali.

Che tristezza ragazzi! Specchio della nostra società nega l’esistenza stessa dell’amore per farne solo un evento commerciale volto a soddisfare i nostri desideri più futili.

Qualcuno sa che siamo entrati nel Avvento per prepararci al grande dono di amore divino? Ringraziamo per il miracolo quotidiano? Proviamo a riempire il nostro cuore di amore, affetto per tutti?

Cerchiamo il profumo del bene in piccole cose, anche nei regali perché no, ma fatti con amore, per donare un po’ di noi e di gioia a tutti i cari e non. Riuniamo le famiglie per festeggiare insieme e per non far sentire nessuno solo, ma amato.

Vi voglio bene. Buon tutto