Racconto di Natale

L’altr’anno il 25 dicembre mi trovavo a Goa, India, e a parte il fatto che a mezzo giorno la sabbia bruciava con tutte le scarpe, nulla, ma proprio nulla faceva pensare al Natale. Dopo una giornata passata al sole ed in giro, stanchi morti, con l’idea di andare alla messa di mezzanotte perché ci avevano assicurato che li c’era una grossa comunità cristiana, abbiamo deciso di cenare al “ristorante” (eufemismo) vicino all’albergo.  Con piacevole sorpresa abbiamo visto che tutto il portico era pieno di americani. Piacevole sorpresa, primo perché’ gli americani come si sa’ sono pazzi per il Natale ed in secondo luogo, non meno importante, perché’ sicuramente avremo mangiato meglio del solito. Così in effetti e’ stato, un ottimo maialino in agro dolce e non il solito pollo, che se anche buono e cucinato in mille svariati e gustosi modi, dopo venti giorni non lo ami più ve lo posso assicurare. Altre portate ed un dessert all’americana, finalmente non smielato e a base di cioccolata. Insomma potevamo ritenerci contenti per una cena di Natale così lontano dalle nostre tradizioni, con i turisti americani che già alticci, si erano portati gli alcolici, avevano tirato fuori i classici cappellini di Santa Claus e tante stelline. Stavamo finendo il dolce quando ci ha raggiunto il suono di una musica chiassosa, canti e risa e in men che non si dica, la stradina si e’ riempita con una strana processione. Un gruppo di persone disomogeneo, mascherati in modo assurdo.

Mi e’ rimasto impresso un bambino di circa quattro anni vestito in giacca e cravatta, che sembrava un nano. Alcuni erano personaggi dei cartoni animati, altri semplicemente si erano messi addosso tutto ciò che avevano trovato. Sudati con il caldo non più mite della sera, cantavano a squarcia gola, ora in indi, ora in un improbabile inglese, e con grande albero-narni_hdrgioia ed entusiasmo si sono fermati e poi, uno ad uno, sono venuti a farci gli auguri. E’ stata una strana esperienza, sicuramente gioiosa, ma c’era un qualcosa di surreale. Intanto mancava poco a mezza notte e ci siamo avviati per la messa.
Non avrei mai immaginato una cosa simile! Era fuori dalla chiesa, sotto una specie di portico enorme, ci saranno state non meno di quattrocento/cinquecento persone, tutti vestiti in pompa magna, chi con abiti tradizionali, chi all’occidentale, ma in lungo. La funzione e’ iniziata con il tradizionale suono della campana, seguito subito dal frastuono di fuochi d’artificio. Sono entrati in processione gli officianti ed hanno iniziato il rito, parlando sia in Indi che in Inglese, ma il tutto e’ sempre stato accompagnato da canti e musica molto vivaci e allegri. Bambini addormentati in braccio, un classico, ragazzette attente al loro abbigliamento, fedeli che seguivano compresi e contriti, un grande incessante brusio di sottofondo. Al momento della comunione, come per incanto, e’ sceso il silenzio su tutte quelle persone, ma di li’ a poco, tutto e’ ricominciato, con un inusitata allegria, tutti sorridevano e si scambiavano cenni di saluto e di augurio inchinando il capo. Io stessa ho salutato almeno un centinaio di persone mai viste e che quasi sicuramente non rivedrò mai più, sorridendo contenta. La messa si e’ conclusa con un assordante esplosione di fuochi d’artificio. Non so, mi sono sentita bene, non a casa, ma a Natale!!!

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3 thoughts on “Racconto di Natale

  1. Il tuo post mi ha ricordato un aneddoto che raccontava spesso mia nonna.
    Lei diceva che da bambina aspettava tutto l’anno che arrivasse il Natale, perché sapeva che per quella festa le sarebbe stato regalato un cioccolatino. Allora quel minuscolo pezzo di cioccolata era un lusso inimmaginabile, che ci si poteva permettere appunto soltanto una volta l’anno. Adesso invece, diceva mia nonna, se ho voglia di un po’ di cioccolata vado al supermercato e me ne compro una stecca larga così e spessa così per un euro e spiccioli.
    Mia nonna ci faceva questo paragone per farci capire che adesso ogni giorno é festa, ogni giorno é Natale, perché ora possiamo permetterci di fare tutti i giorni delle cose che soltanto pochi anni fa erano delle comodità inaccessibili. E quindi finiamo per darle per scontate, non le apprezziamo nella giusta misura e non siamo mai contenti. Sei d’accordo?

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    1. Sono super d’accordo!!! Passiamo una vita intera senza renderci conto che ogni giorno è un dono. Ma sono anche una che sente ancora, come da bimba, un po’ di magia a Natale e spero che tanti altri possano sentirlo così. Non un fatto commerciale, ma un occasione per aprire un po’ il nostro cuore. Spero di non essere stata troppo smielata, ma è la verità. Grazie del piacevole commento

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