S. PASQUA

“Vorrei tanto che questo augurio pasquale fosse il meno generico possibile….Ricorrero’ allora alla suggestione  del macigno, che la mattina di Pasqua le donne, giunte nell’orto, videro rimosso dal sepolcro.

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Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all’imboccatura dell’anima, che non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in una morsa di gelo, che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione  con l’altro. È  il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio, della disperazione, del peccato…Pasqua allora sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l’inizio della luce, la primavera dei rapporti nuovi……”

(Don Tonino Bello)

Auguri!

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MARE

In una sera d’estate con la Luna piena  mi sono seduta in riva al mare a fissare i riflessi argentei sull’acqua.
Nel silenzio della notte ho incominciato a sentire il rumore del mare, il suo sciabordio. All’inizio sembrava un borbottio sonnacchioso, come un vecchio che camminando brontola fra sé  e sé. Poi, guardando le sue acque limpide, il suono è  cambiato, è  diventato dolce e mite, armonioso. Ho prestato la maggiore attenzione possibile cercando di acuire il mio udito. Erano parole, ma non le capivo. Sentivo che il mare  con il suo ripetersi ritmico mi stava parlando, ma nonostante gli sforzi non capivo ciò che mi raccontava. Avevo la sensazione che erano storie antiche e lontane, di luoghi mai visti e per me inaccessibili. Ma era solo una sensazione. Allora ho provato a fare al contrario, mi sono rilassata, non ho più prestato attenzione al suo suono, ma, a poco a poco, ho lasciato che mi entrasse dentro. Lo accompagnavo con tutto il mio essere. Tutto era più  melodico, più  calmo, più soffice e ho capito. Il mare mi parlava trasmettendomi pace, armonia, amore. Mi sussurrava direttamente nell’anima, mi parlava di come le miriadi di vite che racchiudeva ora e tutte quelle che aveva già ospitato prima erano solo presenze fugaci, durate un attimo per il suo essere sempre. Storie piccole e cose piccole, come me, ma che   avevano  contribuito alla sua esistenza, al suo divenire. Come tutto era già  accaduto e continuava a ripetersi, come ciò  non importava perché la vera essenza di tutto era la sua voce, la sua capacità di trasmettere serenità, tranquillità e pace alla mente, al di là di tutto.
Ecco perché si ama il mare.

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Pace

Ragazzi, non so voi, ma io ogni giorno che passa sono sempre più preoccupata per questo nostro povero mondo. Sento l’odore della guerra diventare sempre più forte e sempre più vicino. Ma quale è la malattia degli uomini per cui si sono sempre combattuti in ogni luogo e in ogni tempo? Prima era semplice sopravvivenza, poi sono subentrate le conquiste, il potere e così via…Siamo tutti fratelli e ci uccidiamo, che senso ha? Se guardiamo anche nel piccolo spesso si fa la guerra anche in famiglia, quanti fratelli arrivano alle mani o si combattono tramite avvocati o non si parlano per anni?! Padri contro i figli e viceversa. Vogliamo poi parlare delle coppie. Sono solo in due eppure tantissime volte arrivano ad odiarsi. La “Guerra dei ROSES” docet, per chi vuol farsi un’idea https://www.youtube.com/watch?v=SFPYN_iKUws. E’ difficile andare sempre d’accordo, ma si può fare. Basterebbe saper rinunciare, un poco, non tanto. A volte solo il falso diritto di aver ragione!

Combattendosi alla fine si perde entrambi, lo sappiamo, ne abbiamo avuto decine di dimostrazioni, eppure continuiamo. Non so, penso sempre di più che siamo realmente malati e che questa sia la malattia peggiore dell’umanità, mai diagnosticata e mai curata. La terapia sarebbe semplice: generosità, dolcezza, gentilezza…amore.

Pace a voi tutti fratelli miei!

mazzo di fiori

 

Israele

Mare di Tiberiade

Monte della beatitudine

Sorge il sole, una linea rosa comincia ad avanzare all’orizzonte, piano piano sale e si intravedono le montagne. Lo specchio d’acqua prima immoto, si increspa. Alberi, prati e mucche. Si sente ogni tanto il muggito, le vedi placide e affamate. Brucano tranquille in silenzio mentre stormi di uccelli iniziano a giocare nell’aria. In lontananza l’upupa. Poi vari cinguettii sempre più frequenti, suoni diversi che rompono il silenzio, ma non la quiete. Arriva il suono del vento, sordo, di sottofondo.

Tranquillità e pace ti avvolgono.

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Ma è una pace diversa, profonda, millenaria che sembra allargarsi dentro di te e a poco a poco ti pervade tutta. Ti senti leggera, pronta a spiccare il volo e, nello stesso tempo, pesantissima come se le tue gambe sprofondassero nel terreno non più in grado di sostenerti. Non posso spiegare meglio, so solo che non vorrei mai più muovermi da qui.

Auguri a tutti per una Pasqua serena e gioiosa