Il Mondo

“Il mio mondo è esattamente come il tuo. Io vedo, ascolto, sento, penso, parlo e agisco in un mondo che percepisco, proprio come te. Ma per te è tutto, e per me quasi niente. Siccome so che il mondo è parte di me, non gli presto più attenzione di quanta tu ne di al cibo che hai mangiato. Mentre lo prepari e quando lo mastichi è separato da te, e ce l’hai in mente; ma quando l’hai ingoiato, non ci pensi più. Io ho ingoiato il mondo e non ho più bisogno di pensarci.”

Tratto da “Io Sono Quello” – Sri Nisargadatta Maharaj

lumachina 1

Lumachina sopravvissuta alla neve!

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La ragazza con il telefono

Roma sotto la pioggia é  sempre nel caos, ma l’altro giorno sembrava ci fosse stata una vera e propria congiura per far impazzire i romani! Lavori in corso che hanno letteralmente bloccato l’ingresso in città, superato questo primo straziante ostacolo incidente, terribile, che ha sbloccato tutto il traffico delle zona. Poco più  avanti, dulcis in fundo, sono saltati tutti i semafori, naturalmente in un incrocio cruciale dove si intersecano sei strade. Un vero sfinimeno… e ritardi per tutti!

Stanca e di corsa ho parcheggiato per fare frettolosamente un prelievo al bancomat. Certo il posto non era regolare, davanti ai cassonetti, ma non davo fastidio a nessuno e in una tale giornata era un posto d’oro.

La zona, pur essendo centrale, non è  delle più  tranquille perché  è  l’uscita del Tribunale penale di Roma, certo non l’ideale per prelevare soldi, anche perché  è  vero che i bancomat ormai sono dentro le banche, ma dietro a dei vetri per cui da fuori un malintenzionato  può  tranquillamente osservare tutto. Quindi sono scesa dalla macchina  ho tirato su il cappuccio per ripararmi dalla pioggia, chiusa la vettura,  sono andata verso la banca in “attenzione”, come si direbbe di un cane che percepisce un pericolo latente e controlla tutto.

Camminando ho visto una ragazza con il Parka, normale, ma con un qualcosa di strano. Non sai mai chi puoi incontrare e quindi l’ho tenuta d’occhio fin quando non sono entrata. Una volta dentro mi sentivo illusoriamente protetta e quindi ho eseguito la mia operazione. Prima di uscire chiaramente ho richiuso bene tutto  e messo accuratamente dentro  una busta poi riposta nella borsa e rinchiusa anche questa. Pronta e sicura di me sono uscita. Cappuccio, passo veloce e via.

La prima cosa che ho notato è  che la ragazza stava ancora lì . Gironzolava intorno alle macchine, sotto la pioggia, apparentemente senza motivazione. Istintivamente ho stretto la mano intorno alla borsa che avevo a tracolla, affrettato il passo e mi sono diretta alla macchina, superandola facendo finta di nulla, ma con grande attenzione a non averla dietro. Poi ho aperto la macchina,  e in quell’ istante mi sono sentita  chiamare:”Signora, scusi…” Ho prima richiuso  la macchina e poi mi sono voltata.

Ragazzi devo aver fatto la faccia dello stupore! La giovane ragazza mi guardava dicendo: “Questo è  suo?” In mano aveva il mio cellulare. In meno di un nano secondo ho realizzato che lo avevo messo nella tasca dello sportello uscendo brontolando per la pioggia, tutta impegnata a proteggermi dall’acqua, poi ho chiuso fortemente lo sportello e doveva essere caduto per strada. ” Sìiii!” “L’ho trovato qui per strada…” Grazie e ancora Grazie! Tu non sai, ma mi hai salvata!” Sul suo viso è  comparso un luminoso sorriso mentre mi porgeva  con gentilezza il telefono. Questa ragazza mi aveva aspettato sotto la pioggia…

Tante emozioni in poco tempo, senso di colpa per aver pensato male di questa ragazza che ora mi sembrava una santa. Gioia per non aver perso una miriade di cose, un po’ un piccolo mondo come ormai sono i nostri smartphone. Questa gratitudine che mi trabboccava dal cuore non solo per l’accaduto, ma per avermi fatto capire che dobbiamo conservare la fiducia nelle persone.

La giornata era diventata allegra e bella anche se la pioggia continuava a cadere.

 

Vento

 Il vento, non parlo di quella leggera brezza che ci accarezza il viso e in estate ci porta un delizioso refrigerio, parlo del vento forte, gelido, quello che ti fa lacrimare gli occhi.
I cinesi dicono proteggiti dal vento. Non si riferiscono, come io pensavo in un primo momento, al fare attenzione e non prendere freddo per non cadere ammalati, cosa facile quanto tira vento. Si riferiscono invece al vento dentro la testa. Non so se ve ne siete accorti, ma nelle giornate particolarmente ventose siete soggetti a una leggera confusione mentale e a volte faticate a formulare un pensiero. Normalmente si dice:”Mi è  venuto un leggero malditesta.” “Oggi mi sento rintontita.” “Rintronata.” o semplicemente “Mi sento strana, non so che ho.”
È il vento che si diverte con le nostre menti, ci ingarbuglia i pensieri, entra in tutti gli anfratti e apre tutti i cassetti, bauletti nascosti così attentamente, con cura e in profondità.  Scompiglia tutto facendo affiorare dolori sopiti, ombre e fantasmi del nostro inconscio che ancora non conosciamo e che ci attraversano la mente come saette impazzite. Poi si alza la voce del vento.
Inizia quel suono lugubre, quasi un ululato e noi, senza rendercene conto, con estrema non curanza diciamo “Senti che vento!” come se ce ne accorgessimo solo in quel istante e, automaticamente, lasciamo andare via tutto dalla mente, lo abbandoniamo al vento perché  lo porti lontano e liberi il nostro essere da ciò che non vogliamo.
L’indomani, quando tutto si è calmato, ci sentiamo leggeri, ci sentiamo meglio.
Sì, ma cosa ci ha portato via il vento?

THE WIND

The wind, I do not speak of that light breeze that caresses the face and in summer brings us a delicious refreshment, I speak of the strong wind, icy, the one that makes your eyes water.
The Chinese say they are protected from the wind. They do not refer, as I thought at first, to being careful and not getting cold so as not to fall ill, as easy as windblowing. Instead, they refer to the wind inside the head. I do not know if you have noticed, but on particularly windy days you are subject to a slight mental confusion and sometimes you struggle to formulate a thought. Normally they say: “I got a slight headache.” “Today I feel reborn.” “Dazed”. or simply “I feel strange, I do not know what I have.”
It is the wind that has fun with our minds, it confuses our thoughts, enters all the ravines and opens all the drawers, trunks hidden so carefully, carefully and in depth. It messes everything up by bringing out the aching pains, shadows and ghosts of our unconscious that we do not yet know and that cross our mind like crazy cracks. Then the voice of the wind rises.
Begins that mournful sound, almost a howl and we, without realizing it, with extreme non-care we say “Feel that wind!” as if we realized it only in that moment and, automatically, let everything go out of mind, we abandon it to the wind to take it far and free our being from what we do not want.
The next day, when everything has calmed down, we feel light, we feel better.
Yes, but what took the wind away from us?

Città

 

Non vorrei tediarvi, ma ho voglia e forse bisogno di raccontarvi le mie sensazioni di oggi. Stavo andando in città, non abito lontano, esattamente a 23 chilometri da piazza Venezia che è il cuore di Roma. Città da me sempre amata moltissimo. Andavo tranquilla nonostante la giornata uggiosa e triste, ma ero serena. Mano a mano che mi avvicinavo però ho iniziato a sentire prima disagio, poi un’ansia che cresceva e in fine un senso di paura. Premetto che non dovevo fare nulla di particolarmente impegnativo anzi fra le altre cose avrei avuto il piacere di pranzare con mia figlia.
Mi sono detta “smettila di essere cretina. Cosa c’è che non và? Cosa c’è che ti fa paura? Quale ombra dentro di te si sta agitando cercando l’uscita?” Ma più pensavo, più non trovavo nulla, nulla di reale o di concreto. Forse è questo senso di incertezza che tutti stiamo vivendo in questo periodo…forse.

Ho trascorso la giornata portando a termine le cose che dovevo fare, certo fra le mille difficoltà  di una città ridotta allo stremo. Caos ovunque perché  in questa situazione di degrado generale ognuno si sente in diritto di fare tutto quello che gli passa per la testa infischiandosene  letteralmente degli altri. Il signore che ha una fretta insaziabile e si attacca al clacson solo perché  uno più  avanti cerca di parcheggiare, la moto che crede sia giusto fare lo slalom fra i veicoli ignorando del tutto il divieto di superare a destra. Il pedone che in quanto tale si sente invulnerabile e attraversa senza guardare, scrivendo sul suo smart, parlando al telefono o correndo perché  il semaforo ormai è  rosso. Poi c’è quello che non ci pensa proprio e semplicemente scende dal marciapiede e attraversa. Il furgone posteggiato all’angolo che occlude completamente la vista per cui devi superare l’incocrio un po’ come la roulette russa, o la va o la spacca. E poi ragazzi,  inizia lo strazio del parcheggio…giri e giri controllando anche i passanti per vedere se per caso hanno delle chiavi in mano e se sì  inizi a seguirli come un segugio. “Scusi per caso va via?” “No, sono appena arrivato!” “Grrr😠 e lo strozzeresti solo perché  lui ha trovato posto e te ancora no. Ok, non vuoi stressarti ancora e quindi vai al parcheggio sotterraneo. Paghi un po’ di più, ma sono soldi ben spesi perché, come si dice, ne guadagni in salute. Entri, grande insegna rossa che dice completo! Ma te vedi delle macchine uscire, quindi qualche posto si sta liberando e fiduciosa ti inoltri dentro, primo livello nulla, secondo e ti senti sempre un po’ sprofondare ancora niente, terzo (ma poi come si esce da qui?!) tutto pieno. In breve ti ritrovi a seguire qualcuno con le chiavi in mano e la scena si ripete “Scusi, per  caso sta uscendo?” “No, mi dispiace (quello gentile) sono appena arrivato” “No, ho appena parcheggiato” detto con forza, con gusto e soddisfazione e un’aria tronfia (quello che appena finito la sua caccia) 😠. Ah poi c’è quasi sempre il furbo, probabilmente con una Smart che, mentre te cerchi con difficoltà  di entrare in un posto che sai che é  un po’ piccolo, ma che speri di poterci entrare con un po’ di abili manovre, lui, il furbo, arriva veloce da dietro e si infila nel posto. Suoni, ti sbracci, chiami, lui indifferente chiude la macchina e se ne va 😠 Grr…

E la sorpresa, ne vogliamo parlare! Quando stanca, dopo una giornata intensa e non vedi l’ora di tornare al caldo di casa, non puoi riprendere la macchina. Non parlo della classica auto posteggiata dietro di te per cui non puoi uscure, ormai a quella ci siamo abituati, ma quelle che ti impediscono di aprire lo sportello, anche dalla parte del passeggero! Intanto si è fatto buio e in giro già incomincia a non vedersi più nessuno. E sei i proprietari sono a casa? Non puoi nemmeno suonare il clacson! Inizia la quaresima, incominci a entrare in tutti i bar, i negozi e suoni ai vari campanelli alla ricerca disperata di uno dei due proprietari…

La faccio breve, sulla strada del ritorno ero di nuovo serena e tranquilla, soddisfatta e veramente  contenta del tempo passato con mia figlia.

Ciao. Buon tutto 😉