Il sole era già spuntato e la luce chiara dell’alba faceva prevedere una splendida giornata. Poi, a poco a poco è uscita una nebbia molto leggera che ha incominciato ad avvolgere tutto. Strano, la giornata era già iniziata ed anche bene, perché la nebbia in ritardo? Allora ho pensato che la mattina aveva aperto gli occhi, ma poi ci aveva ripensato e voleva poltronire ancora un po’ prima di diventare un nuovo giorno!
Abbiate pazienza, ma ve lo devo raccontare! La rondinella è rientrata in casa, come ho messo piede sulle scale mi ha chiamato (così credo), sono subito corsa al piano superiore per aprire la porta del corridoio e la finestra in fondo. Lei dopo pochi secondi è volata via. Ha già imparato la strada!
Mi ha dato modo di iniziare la giornata con gioia!!!!!!
Vorrei semplicemente condividere un momento di gioia con voi tutti. Dopo tanti anni per la prima volta ho preso in mano una rondine! Ora vi racconto cosa è accaduto. Come già tutti gli anni, ma in genere prima del freddo, una rondine è entrata in casa dalla porta sul giardino, è salita per le scale e si è appollaiata sulle alte piante che ci sono. Fin qui nulla di nuovo, ma questa volta oltre che essere in anticipo, doveva essere nuova del luogo. Come sempre io ho aperto la porta del corridoio del piano superiore e la finestra in fondo, ma lei non conosceva la strada e continuava a sbattere contro il vetro fisso delle scale. Cinguettando (si fa per dire) mi sono avvicinata piano piano, l’ho presa fra le mani e lei dopo una attimo si è calmata, l’ho accarezzata dolcemente sul dorso camminando verso la finestra e giunta davanti al cielo aperto, ho schiuso le mani. E’ volata via e immediatamente era già a volteggiare con le altre. Forse stava raccontando la strana visita perché continuavano a chiamarsi “dove sei stata? Non ti vedevo più!” “Sapessi, ora ti racconto…”
Lo so, lo so sono più sciocca di una bambina, ma mi sono emozionata…..
E sono arrivate le prime due rondini. sono quelle che arrivano in avanscoperta, fra una decina di giorni arriveranno le altre tre coppie. Sono rondini marine con la pennellata di rosso sul collo, bellissime e molto chiacchierone. Erano in via di estinzione, dico erano perché se è un’annata buona arrivano in otto e ripartono in ventiquattro!!!! Sono ormai più di quindici anni che si sono stabilite da me, hanno costruito i nidi in garage al riparo e molto in alto per essere anche al sicuro. Due di questi poi sono stati progettati dal più famoso architetto rondinese perché sono stati costruiti sulla lampada al neon del soffitto, quindi provvisti di luce e riscaldamento. Anni fa si è purtroppo esaurita la lampada e abbiamo dovuto sostituirla, nello smontare e rimontare uno dei nidi è caduto a terra, l’altro si era un po’ rovinato, ma non molto. Per quello rovinato non mi sono preoccupata perché ogni anno loro restaurano i loro nidi, ma per quello distrutto ero dispiaciuta. Come sempre è arrivata la prima in avanguardia seguita il giorno dopo dalla sua compagna, tutto normale. Poi una sera rientrando a casa ho visto che erano arrivate tutte, loro dormono sul filo in alto che abbiamo teso per i panni ed erano tutte appollaiate lì, in fila e silenziose. Come ho messo piede nel garage hanno iniziato ad investirmi con suoni striduli, tutte insieme e, vi giuro, sono convinta che erano arrabbiate per via del nido rotto!
Vi posso anche raccontare che prima di ripartire per andare a svernare in paesi caldi, una di loro che io amo pensare sia sempre la stessa, entra in casa dalla porta sul giardino, si appoggia sulle piante delle case, fa qualche schiamazzo, io apro tutte le porte e le finestre al piano. Ad un certo punto percorre velocemente un corridoio lunghissimo e infilando la finestra vola via. E’ il loro modo per dirmi “Ciao, siamo state bene,grazie, ci vediamo l’anno prossimo.”
In questi giorni ho letto diversi post che parlavano del padre e così mi è venuta voglia di proporvi degli estratti del libro che sto scrivendo che parlano di mio padre. Sono accenni che ho sentito il bisogno di inserire anche se il libro tratta di tutt’altro. Come capirete ho perso il mio papà quando ero piccola, se vi va leggete e fatemi sapere che ne pensate, grazie.
…
Sto correndo in un prato. Ora c’è il sole, è forte brillante, ma l’aria è fresca. Che strano non sono io che corro eppure mi sembra di correre. Ai piedi ho i miei scarponcini ortopedici marroni, color cacca, me li ricordo. Sono piccola e goffa, ma tanto contenta! Ci sono centinaia di fiori gialli che sbucano prepotenti fra le margherite e l’erba. Mi piacciono tanto e mi metto a raccoglierli. Poi, tenendo stretto il mio mazzetto nella manina paffuta, corro verso delle gambe. Come sono lunghe, sembrano non finire mai! “Guarda che belli” quasi urlo alzando il mio mazzolino. Qualcuno si china verso di me, ora lo vedo e’ papà ! Sento un’altra persona che corre dietro di me. E’ un bambino come me, anche lui indossa gli stessi scarponcini, riconosco subito il suo cappellino marrone, e’ mio fratello! Ci raggiunge sorridendo. ” Aspettate, state un attimo fermi qui davanti e vi farò vedere una cosa” E’ papà che parla e quindi noi ci mettiamo subito uno di fianco all’altro, sull’attenti e restiamo immobili, per quello che ci e’ possibile. Papà inizia a prendere i fiori uno per uno e con calma ne infila uno in ogni asola dei nostri cappotti. Noi continuiamo a stare fermi e in silenzio, tutti contenti di questa cosa che ancora non capiamo, ma che ci piace comunque perché e’ un’attenzione di nostro padre. “Ecco, finito. Guardate come siete belli, questi fiori si chiamano botton d’oro.” Noi ci ammiriamo lisciando con le manine il cappotto e ammirando l’altro, con la pancia in fuori per potersi vedere meglio, con tutti i nostri bottoni d’oro.
Papà, di quei pochi incontri con te impressi nella mia memoria di bimba, mi è rimasto il calore, l’ammirazione e l’amore.
Ma l’eredità più grande che mi hai lasciato è il profondo rispetto ed il grande amore per tutto quello che ci circonda e quindi per la vita. Il ricordo della tua vita riportato dai ricordi altrui, l’immaginazione che ha dato vita e colore a vecchie foto, il tuo passato ed il tuo percorso mi sono stati sempre davanti agli occhi come esempio.
Io non me ne accorgevo, ma è da te che succhiavo quella linfa che mi ha portato lentamente, a poco, a poco verso la rettitudine, la gioia di dare e quella forza interiore che, se pur piccola, ho percepito.
PER DINA
Nel mio giardino ci sono diversi fiori, alcuni nascono spontanei, altri naturalmente li ho piantati o seminati io. Quando posso faccio un giro controllando come stanno, chi è appena nato, chi ha voglia di uscire, ma ancora non ce l’ha fatta, talvolta li taglio, ma solo se stanno per sciuparsi ed è in arrivo un temporale.
Le regine secondo il sentire comune sono le rose, fiori naturalmente romantici che, ben protette dalle loro spine, si schiudono attorcigliandosi languidamente nel loro sentimento. Le rosse quasi vogliose e passionali, le rosa che sembrano sussurrare delicatamente il loro amore e poi le bianche. Da me fiorisce ora, dopo qualche anno di fatica e di stenti dovuti all’ambientazione, una qualità chiamata “iceberg “, molto delicata, con i petali sottilissimi ed un aspetto virginale con cui sembra dire trattami delicatamente e con dolcezza perché basta un leggero soffio di vento e perdo i petali insieme alla mia incontaminata bellezza.
Quelle piccoline, gialle, si guardano l’un l’altra in cagnesco, lo sappiamo sono gelose.
Poi le peonie che sono tronfie e si godono la loro esuberanza di fiore superbo,
Peonie Stava per arrivare un temporale!!!!
appassendo cambiano colore sbiadendo come per avvisarti che la vita, solo come la intendiamo noi ben inteso, le sta lasciando piano piano, ma Loro resistono finché possono, consapevoli che sono bellissime fino all’ultimo minuto.
Nel Prato ci sono le margherite, sempre allegre, piene di gioia sorridono al sole, solo all’imbrunire si rattristano un po’ per avvisarti che sta arrivando la sera. Fra i fili d’erba sbucano tanti occhietti azzurri che ti guardano con aria curiosa, quasi ti seguono quando cammini perché’ sono insaziabili di novità.
E le campanule…io le adoro e mi sono circondata di tanti tipi e colori., dai campanellini dei mughetti che mi ricordo bene nelle favole di quando ero piccola suonavano, ne sono sicura. Quelle blu, piccole e delicate e quelle più grandi certe di essere forti. Quelle grandi grandi delle petunie che si deprimo tanto quando piove forte e quelle strane e articolate dei cosiddetti Bocche di leone. Avrete messo certamente le dita dentro per far aprire e chiudere quella bocca invitante e quasi vellutata!
Che dire delle spighe di Acanto, sembrano guerrieri pronti all’assalto nelle loro armature argentate.
Un altro giorno, se vi interessa, vi racconterò degli alberi i cui frutti contendo sempre animatamente con gli uccelli.
Ora mi è venuta in mente una piccola storia di quando mia figlia era piccola, tre o quattro anni. Non avevo il giardino, ma solo un terrazzo. Comprai una Chicas molto piccola e bruttina perché costavano tantissimo per le mie tasche . Strana pianta, lentissima, con le foglie così acuminate che pungono, solo dopo trenta o quaranta anni, se cresciuta bene, fiorirà . Un fiore lanoso e appiccicoso perché ne è molto gelosa, lo tiene ben conservato e lo mostra solo a pochi intimi e solo nelle grandi occasioni. Io prestavo molte cure a questa pianta con l’aspetto così aspro e poco gentile, mia figlia era incuriosita e sempre più spesso vi si avvicinava e la toccava. Preoccupata doppiamente per lei che si pungesse con le foglie e per la mia povera pianta perché non si può sapere cosa farà un bambino, mi avvicinai. “Come si chiama?” mi chiese ed io con una punta di orgoglio le dissi Chicas e vedendo la sua espressione perplessa incominciai a raccontare ” vedi si chiama così perchè questa pianta canta di notte alla Luna e fa così: chica chica bum ah, chica chica bum ah. E’ una pianta magica!”
Sorrise e se ne andò soddisfatta. Una sera, era già tardi, la sorpresi che sgattaiolando fuori dalla sua cameretta era uscita in terrazzo… La segui subito, la vidi serenamente seduta per terra con il suo pigiamone, per nulla preoccupata del buio. ” Bimba cosa fai qui?” “Sto aspettando, voglio sentire la pianta cantare alla Luna…….!”